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Lettera aperta | Cosimo Argentina

Lettera aperta | Cosimo Argentina

Sarebbe dovuto andare diversamente. La festa dei lavoratori è un momento di aggregazione dove la comunità si compatta per far sentire la propria voce. Non andrà così perché in Italia si sta vivendo la peggior crisi socio economica dal dopoguerra.

Il sottoscritto Cosimo Argentina vi scrive direttamente dalle barricate. Perché qui a Milano la pandemia non è solo un timore, qui è realtà maligna. Stanno morendo miei amici. Sono morti i loro genitori. Sono morti dei miei colleghi della bergamasca. Sono morti alcuni conoscenti che abitavano a non più di due tre isolati da dove scrivo.

Ma quello che voglio dire riguarda il futuro e la ripresa. Già si sventagliano dati e proiezioni sul cataclisma finanziario ed economico che si abbatterà su di noi nei prossimi mesi se non anni. Qualcuno si sta già arricchendo perché, come in guerra, nella fame c’è sempre lo sciacallo che lucra.

Il futuro dei lavoratori a questo punto diventa un punto interrogativo.

Eppure io credo che questo evento nefasto potrebbe trasformarsi in una occasione per ripensare al modo di vivere di tutti noi. Non più solo consumatori e silenziosi sottoposti da tenere avvinti attraverso un talk show serale, una partita di calcio o un iphone di penultima generazione. Non attraverso il mutuo, la mobilia comprata a rate e altri lacci emostatici legati alla gola e via. Qui si potrebbe rifondare dalle basi il sistema paese. Bisognerebbe capire che una migliore redistribuzione della ricchezza è l’unico modo per combattere le emergenze. Ristabilire il senso del Welfare State per cui si è lottato negli anni ’60 e ’70. Ridare centralità ai diritti dei lavoratori riappropriandoci dei principi fondanti dello Statuto. Provare a ridisegnare una società che negli ultimi decenni ha distrutto tutte le conquiste di lotta realizzate dalle generazioni precedenti.

Ci si scandalizza quando qualcuno accenna alla possibilità di una patrimoniale e invece dovrebbe essere un sacrosanto viatico a quanti stanno perdendo il posto di lavoro o lo perderanno.

Si parla di proteggere i lavoratori da un punto di vista sanitario e ambientale, ma fino ad oggi sono state solo parole, bellissime parole, e noi tarantini ne sappiamo qualcosa, ma di fatto assisto a fabbriche che vanno a pieno regime anche in periodo di decreti che vietano le attività non indispensabili e i lavoratori continuano a lavorare senza le condizioni protettive di base.

Sarebbe bello non sprecare questa circostanza luttuosa.

I morti, a centinaia ogni giorno tanto da averci anestetizzati al lutto, dovrebbero farci capire che questo evento muterà lo stato delle cose in un modo o nell’altro. Che sia nella direzione della condivisione delle risorse. Meno, ma a tutti. Più altruismo. Più senso di solidarietà verso chi non ha i mezzi di produzione o non ha le basi sociali per ribadire una dignità che non dovrebbe essere negata a nessuno. Al diavolo gli egoismi, le speculazioni da sciacalli, al bando tutte le forme di sfruttamento che hanno creato questa società sbilanciata e fragile. Andiamo a riguardare il grafico del calice della povertà e cerchiamo di sovvertire il trend negativo che vede accumuli nelle mani di pochissimi e meno della soglia di sopravvivenza per gli altri.

L’augurio è che queste non siano parole di circostanza, ma che qualcuno sappia valutarle per oneste e sincere e dia applicazione alle dichiarazioni di intenti. Che sia un primo maggio di lotta per tutti.

Milano, 27 aprile 2020                                                                                              Cosimo Argentina