Il regista Andrea Segre saluta l’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto facendo un parallelo fra Taranto e Porto Marghera, altra zona industriale a pochi kilometri dal centro storico di una città e sulla quale ha da poco realizzato un documentario. Un’altra storia di ingiustizia ambientale, di territori e comunità ritenuti sacrificabili sull’altare del profitto. Un richiamo, ora necessario più che mai, a trovare un equilibrio fra la necessità dello sviluppo e il rispetto della vita.

Ilenia Lengo dottoranda in ecologia politica femminista all’Università autonoma di Barcellona, attivista di Non una di meno – Napoli e di Stop Biocidio, saluta il nostro Uno Maggio Taranto Libero e Pensante 2020 e ci offre lo spunto di alcune letture più che mai interessanti in questo momento di distanziamento sociale:

✅ “Reincantare il mondo – Femminismo e politica dei commons” di Silvia Federici

✅ “La Natura dell’economia, Femminismo, Economia politica ed Ecologia” di Federica Giardini, Sara Pierallini e Federica Tomasello

L’8 marzo 2008 un gruppo di donne entra in uno spazio vuoto ed abbandonato della periferia di Roma con l’idea di creare un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne contro ogni discriminazione di genere: nasce così la Casa delle Donne Lucha y Siesta. Da 12 anni questo progetto politico femminista promuove nuove formule di welfare e di rivendicazione dei diritti a partire dal protagonismo femminile; un esperimento ibrido e innovativo tra casa rifugio, casa di semiautonomia e centro antiviolenza; un percorso nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza alle donne che ne hanno necessità.

Lucha y Siesta è anche uno spazio di socialità, condivisione di esperienze e competenze che si manifestano attraverso una ricca tessitura di attività culturali e laboratoriali.

A Lucha y Siesta sono attivi uno sportello di accoglienza ed ascolto, ospitalità per donne e minori in difficoltà, un Centro Popolare di Psicologia Clinica, corso interattivo sulle tematiche della violenza maschile contro le donne, Progetti di inclusione sociale attiva per donne che fuoriescono da situazioni di violenza. A Lucha y Siesta si organizzano rassegne teatrali, Cineforum, ed è aperta una biblioteca e aula studio, corsi di Yoga, Teatro, Pilates, Coro al femminile, Fitoterapia, Inglese e laboratorio di sartoria e riciclo creativo.

Ora tutto questo rischia di sparire perché l’immobile, di proprietà di ATAC, l’Azienda Trasporti di Roma Capitale, è stato messo all’asta per fare fronte ai debiti accumulati dall’azienda pubblica.

Per sostenere la Casa delle Donne Lucha y Siesta puoi aderire alla campagna “Lucha alla città”.

Fuori dal virus, fuori dal fossile!

La Campagna “Per il clima, fuori dal fossile!” sta costruendo un percorso di convergenza e di lotta coordinata tra molte realtà italiane che vogliono contrastare quelle opere energetiche alteranti il clima, l’ambiente e la vita sociale di popoli e comunità. Lo abbiamo fatto per la prima volta unitariamente nel corteo il 23 maggio scorso a Roma, lo facciamo da anni nelle tante battaglie territoriali o coordinate a livello nazionale.

Stiamo lottando contro l’ENI, SNAM, TAP, contro le centrali a carbone e quelle turbogas che non sono state bloccate nemmeno in piena emergenza sanitaria. Così come lottiamo contro quelle istituzioni pubbliche sempre di più asservite al mercato. Un potere economico e politico che, nonostante siano evidenti le criminali responsabilità nella crisi, vuole continuare ancora di più a devastare in nome dell’economia del profitto capitalistico il nostro mondo ed i nostri diritti.

Lottare nelle condizioni che viviamo oggi rende sempre più necessario scambiare opinioni, proposte, azioni di alternativa senza le quali non ci sarà nessun cambiamento dei rapporti di forza esistenti condannandoci ad una sconfitta epocale. Significa evidenziare nessi, costruire piattaforme semplici e connessioni reali che vivano nel corpo sociale e non solo nel giro ristretto dei militanti.

Per queste ragioni abbiamo pensato di lanciare una mobilitazione nazionale ed unitaria per uscire dal fossile ORA!

Terra dei Fuochi emblema dell’economia del saccheggio

È ormai chiaro a chiunque viva intensamente questo territorio che la Terra dei Fuochi non è certo un’area geografica limitata ai 90 comuni di Napoli Nord e Caserta Sud. I numerosissimi comitati campani in lotta per la giustizia ambientale, nell’approfondire quotidianamente la conoscenza delle molte dinamiche in gioco e nel confronto con le altre comunità italiane, hanno da tempo compreso che ciò che crea e alimenta costantemente la devastazione ambientale è questo sistema di sviluppo.

C’è un’economia selvaggia che brucia sull’altare della modernità vite umane, diritti di base e la naturale tensione del genere umano verso l’uguaglianza. Ecco che, così, nell’enorme rogo di ogni libertà e nel drammatico scollamento dalla natura, nascono e si ingigantiscono le mille Terre dei Fuochi. Non esiste dunque solo quella campana, ma disperanti criticità ambientali in ogni regione d’Italia le cui sfaccettature sono, perlopiù, sempre uguali: istituzioni assenti (quando non colluse) mafie, imprenditoria criminale, indifferenza.

Eppure, nonostante il groviglio delle responsabilità sembri inestricabile, per ogni metro di terra violentata ci sono comunità resistenti che, a testa alta, si oppongono alle continue minacce rivolte all’integrità degli ecosistemi e al loro diritto a vivere degnamente. Contro un evidente razzismo ambientale, la marginalizzazione delle periferie, la sempre più chiara intenzione di schiacciare il loro diritto ad autodeterminarsi, le comunità ri-create si fanno forti delle competenze maturate negli anni e della loro risorsa più grande: la fantasia.

Il Comitato Salute e Vita rinasce nel 2013 da un gruppo di persone, per mettere insieme le istanze di tanti cittadini che vedevano il loro diritto alla tutela della vita sotto attacco.

Nel 2015 nasce l’Associazione Salute e Vita per dare una spinta ancora maggiore alle numerose iniziative a difesa della Valle dell’Irno.

La battaglia è in atto contro alcuni (im)prenditori, che mettono a rischio non solo i cittadini ma anche gli stessi lavoratori, producendo, in spregio alle più basilari norme a tutela della salute e macchiandosi di gravi reati ambientali. Tante manifestazioni, cortei, istanze alla Procura e incontri con le Istituzioni.

Il Ministero dell’Ambiente finalmente a dicembre 2018 ha deciso di costituirsi parte civile nell’ennesimo processo penale contro le Fonderie Pisano, dando un segnale forte. Il segnale che la popolazione della Valle dell’Irno non è sola.

La battaglia del Comitato e dell’Associazione ha sottolineato il valore reale del terzo settore e quanto questo sia importante nella nostra società.

Tante voci inascoltate intercettate e portate a conoscenza delle istituzioni con sforzo e sacrificio, ci hanno dato la convinzione che insieme si può combattere qualsiasi nemico. Mettersi in gioco a difesa dei propri sacrosanti diritti è un percorso difficile, ma che regala grandi soddisfazioni. Il nostro percorso come Associazione è ancora lungo e i nostri obiettivi sono alti.

IL PERCORSO DEL COORDINAMENTO CITTADINO DELLA RICERCA PARTECIPATA

La storia

La città di Manfredonia sconta un pesante lascito del passato sul suo territorio e sulla vita dei suoi cittadini. In passato, infatti, molte sono state le ferite ricevute e mai sanate. A fine degli anni ‘60 fu deciso di installare un complesso petrolchimico (stabilimenti ANIC-SCD, gruppo ENI) nella Piana di Macchia adiacente al Comune di Manfredonia nella provincia di Foggia. Questo inizia la produzione nel 1971. Il 26 settembre del 1976, lo scoppio della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca nel sito ANIC causò il rilascio in atmosfera di almeno 12 tonnellate di composti di arsenico a cui furono esposti lavoratori e residenti. Ripetuti furono gli incidenti che si verificarono anche negli anni successivi. Il più allarmante dei quali, nel 1978, una fuoriuscita di ammoniaca, terrorizzò letteralmente la popolazione.

Nel 1988 i cittadini si mobilitarono in massa contro la costruzione di un grande inceneritore per rifiuti speciali in quanto la fabbrica, in crisi produttiva, aveva tentato, a loro insaputa, questo tipo di riconversione. Per due interi anni si susseguirono le lotte cittadine attraverso marce, presidi permanenti nelle strade e nelle piazze, occupazione di edifici pubblici, appelli, petizioni, seminari di studio. Fu creato anche un comitato permanente per la difesa della salute e dell’ambiente. Le donne furono particolarmente attive e perseveranti nelle lotte. In tremila iniziarono un’azione presso la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo e non si arresero fino a che, dieci anni più tardi, questa riconobbe la violazione, da parte dello Stato italiano, dell’articolo 8 –diritto al rispetto per la vita privata e familiare -della Convenzione di Diritti Umani (ECHR 1998). Nel 2001 il sostituto procuratore di Foggia, grazie all’azione giudiziaria intentata da un operaio e un medico, rinviò a giudizio dieci dirigenti dell’ex ANIC e due consulenti medici, con l’imputazione di omicidio colposo plurimo, lesioni multiple, disastro ambientale e omissione di controlli. Il lungo e difficile processo iniziò nel 2002 e si concluse nell’ottobre del 2007, con una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, con la ridicola motivazione che i cittadini di Manfredonia consumavano gamberetti in quantità elevate!

Dal 1989, il Comune di Manfredonia è incluso in un’area definita dal legislatore “ad elevato rischio di crisi ambientale” (Legge n. 3491 del 8 luglio 1986) e negli anni successivi, il Comune è stato incluso tra le aree da inserire nel “Programma nazionale di bonifica” come “sito di bonifica di interesse nazionale” (SIN) in quanto contaminato da una serie di sostanze cancerogene tra cui: benzene, etilbenzene, toluene, xilene, caprolattame, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), arsenico, mercurio, piombo, zinco, alluminio, nichel e azoto ammoniacale ecc..

Il percorso della Ricerca Partecipata

Dopo anni e anni di silenzio, nel febbraio del 2015, il sindaco di Manfredonia, con il CNR e l’ASL, decide di cofinanziare una Ricerca che ha come scopo quello di indagare e verificare eventuali nessi tra lo sversamento di arsenico, avvenuto nello stabilimento Enichem il 26 settembre 1976 ed alcune patologie di cui soffre la popolazione nonché eventuali danni ambientali. Fin da subito è stato proposto un modello di Ricerca allargato, con un team di esperti di diversa provenienza disciplinare e con la partecipazione a tutte le fasi dell’indagine della popolazione locale. Nasce così a Manfredonia il Coordinamento Cittadino per la Salute e l’Ambiente all’interno di un Progetto chiamato Ricerca Partecipata. La Commissione dei Ricercatori si impegna a collaborare con un gruppo di cittadini attivi e sensibili alla questione ambientale e alla salute pubblica ed insieme elaborano un protocollo di studio condiviso dalla Commissione Scientifica, il Coordinamento e il Sindaco.

I ricercatori da una parte e il Coordinamento dall’altra iniziano così un percorso di indagini interrelate e strettamente collaborative, decidendo sempre assieme tutte le fasi: i quesiti della ricerca, la preparazione del protocollo e la discussione dei risultati.

L’impostazione dello studio e la prospettiva della Ricerca Partecipata tiene conto della storia pregressa della città, caratterizzata da una gestione delle questioni ambientali che ha prodotto sfiducia e sospetto verso le istituzioni, sentimenti ancora prevalenti nella società civile. In quest’ottica si avvia lo studio con una ‘doppia narrazione’: dal punto di vista dei ricercatori e dal punto di vista del coordinamento dei cittadini. Si realizza anche un sito internet per la diffusione delle informazioni e per raccogliere documenti e testimonianze utili a conoscere la storia e seguire gli sviluppi dello studio (www.ambientesalutemanfredonia.it). Il centro diurno Alda Merini diventa il luogo istituzionale degli incontri del Coordinamento.

Le tappe principali della Ricerca Partecipata

Il 26 settembre 2016 in occasione del Quarantennale dello scoppio della colonna dell’arsenico nel 1976, il Coordinamento organizza quattro giornate con esperti nelle quali si discute e si condividono studi, progetti e iniziative riguardanti lo stato di salute dei cittadini e la bonifica del sito ex Enichem. Proprio in questa occasione il governatore della Regione Puglia Emiliano si impegna a sostenere con mezzi idonei e in rete con le istituzioni regionali, la Ricerca Partecipata definendola pubblicamente “il modello da adottare per tutta la Regione Puglia per le questioni della salute legata all’ambiente”.

Il 16 giugno 2017 nell’Aula Consiliare del Comune di Manfredonia, alla presenza del sindaco, la commissione scientifica porta a conoscenza della popolazione i primi dati. I risultati mostrano criticità rilevanti rispetto allo stato di salute facilmente correlabili con l’inquinamento ambientale subìto nell’area di Manfredonia. In sintesi essi indicano che:

1. Manfredonia, dal 1970 ad oggi, ha progressivamente perso il vantaggio di salute che aveva rispetto alla regione di appartenenza;

2. la mortalità per tumore polmonare mostra un eccesso a partire dagli anni duemila rispetto alla media regionale e provinciale. In particolare tra coloro che avevano meno di cinquanta anni al momento dell’incidente del 1976 si sono registrati circa 14 decessi in più rispetto alla media regionale;

3. dal 1995 la mortalità per malattie cardiache è aumentata, con un picco di due morti in più al mese nella seconda metà degli anni novanta. Come dimostra la letteratura scientifica in proposito, infatti, tutte le popolazioni che hanno sperimentato disastri anche di tipo industriale, si trovano a fronteggiare un aumento di patologie cardiovascolari;

4. inquietanti risultano i dati di un precedente studio sulle numerose malformazioni neonatali nel territorio di Manfredonia già segnalate dal Prof Bianchi nello Studio “Sentieri”. (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento);

5. allarmanti gli ultimi aggiornamenti sullo stato di salute della popolazione nei siti SIN (Siti di Interesse Nazionale tra i quali Manfredonia) presentati il 12.06.2018 a Roma presso il Ministero della Salute, dall’epidemiologo Pietro Comba, responsabile scientifico dello studio “Sentieri”.

Il 30 gennaio 2018 nell’ Aula Consiliare si tiene un incontro pubblico per fare il punto e discutere sulle azioni necessarie, su bonifica e ricerca. La Ricerca partecipata ha infatti documentato, senza ombra di dubbio, che ci si trova davanti al Terzo scenario tra i quattro ipotizzati nel Protocollo d’Intesa. Le implicazioni di questi risultati sono chiare: occorre una valutazione sulla permanenza degli inquinanti e un impegno attivo di monitoraggio e verifica delle opere di bonifica e riqualificazione ambientale.

Il 14 aprile 2018, in piazza del Popolo a Manfredonia, viene proiettato, in anteprima nazionale, il docufilm “Manfredonia la catastrofe continuata”, realizzato dal regista Mazzotta all’interno del percorso della Ricerca Partecipata e sostenuto da Medicina Democratica. Il docufilm dà la Parola ai cittadini e alle cittadine che ricostruiscono, attraverso i loro racconti, vite di inquinamento, il disastro ambientale e raccontano di operai e cittadini morti per l’arsenico, di lotte cittadine che hanno resistito per due anni e di donne “resistenti”. Una storia quasi sconosciuta a livello nazionale perché sulle vicende drammatiche dell’industria petrolchimica di Manfredonia è da subito calato il silenzio con la connivenza delle istituzioni e degli organi di stampa propense a coprire le responsabilità dell’industria di Stato.

Il 22 marzo e il 14 Aprile 2018 il Coordinamento ha costituito il COMITATO DELLE ASSOCIAZIONI di CITTADINANZA ATTIVA. Si ravvisa infatti la necessità di operare unitariamente verso un orizzonte propositivo  per andare oltre la denuncia ed  individuare obiettivi realistici, condivisibili e realizzabili come la sollecitazione di soggetti Istituzionali locali per verificare lo stato della bonifica e sollecitare azioni necessarie nonché promuovere attività certificate (ARPA e UniFG) sullo stato di salute dell’ecosistema locale particolarmente indirizzate al monitoraggio della persistenza di sostanze tossiche nella catena agroalimentare.

Il 26 Ottobre 2018 nella sala del Consiglio Comunale di Manfredonia viene presentato il libro: Manfredonia: STORIA DI UNA CATASTROFE CONTINUATA della storica Giulia Malavasi realizzato all’interno del percorso della Ricerca Partecipata. Il testo, dopo la ricostruzione degli eventi economico-politici che portarono alla nascita dello stabilimento Enichem a Manfredonia, dà la parola ai/alle testimoni. Emerge così una storia corale di sessanta anni di grandi speranze di lavoro, di ricatti e di connivenze, di grandi lotte popolari, di donne sovrane per due anni, di donne del popolo che in “piazza hanno fatto l’Università”, di attese di giustizia deluse e tradimenti delle istituzioni. Il testo è sicuramente parte fondamentale della Ricerca Partecipata in quanto, per la prima volta, attraverso l’ascolto fedele delle e dei testimoni, la Storia non toglie, ma restituisce Parola fedele alla esperienza viva di un’intera popolazione.

6 Dicembre 2018 – La Casa della Salute e dell’Ambiente La Ricerca Partecipata è stata anche un Laboratorio politico importante che si è inserito nella realtà sociale rassegnata della nostra Città. Abbiamo lottato, mano mano che la Ricerca andava avanti, per recuperare in qualche modo, almeno in parte, la fiducia perduta. Per aprire una Porta verso la speranza di cambiamento. Sicuramente il 6 Dicembre 2018, ha rappresentato, in questo senso, una tappa istituzionale fondamentale: il Consiglio Comunale di Manfredonia ha istituito, all’unanimità, LA CASA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE. La Casa della Salute e dell’Ambiente rappresenta il punto di approdo di quaranta anni di lotte. Da qui vogliamo partire per custodire la Memoria travagliata della nostra Città ferita, per far conoscere ciò che è accaduto, per rispondere al bisogno di verità e di giustizia che ancora aspetta il nostro territorio.  Come recita la Delibera n° 19  del 6.12 2018, La Casa della Salute e dell’Ambiente è nata per continuare la “sorveglianza epidemiologica partecipata e permanente” sullo stato di salute della popolazione  e, forti dei dati della Ricerca epidemiologica, chiederemo l’avvio di un percorso partecipato sulle bonifiche indispensabili per costruire nuove prospettive di sviluppo per un Futuro in cui lavoro e salute non siano più antagonisti. Ci impegniamo inoltre ad essere punto di riferimento e di aggregazione per iniziative di studio e di impresa di carattere culturale, politico, sociale ed economico che, a partire dalla cura del nostro territorio ferito, provino a disegnare prospettive di sviluppo vivibili, ecocompatibili che rispettino e sviluppino la vocazione economica e la bellezza del nostro territorio. A partire dal nostro mare!

Michela Quitadamo Renato Sammarco Sipontina Santoro Anna Guerra Antonella Pazienza Grazia Trotta Iolanda d’Errico Rosanna Giordano Silvio Cavicchia Giuseppe delle Noci Michele di Rosario Antonio Marchesani Angelo Rinaldi Gino Fabiano Michele Grossi Mariangela Vigotti Annibale Biggeri Giulia Malavasi Emilio Gianicolo Cristina Mangia Maurizio Portaluri

L’Associazione Mamme NO-PFAS raccoglie e si fa portavoce dell‘esperienza diretta delle famiglie e della comunità investita dal più vasto episodio documentato a livello internazionale di esposizione umana a PFOA e PFOS e altri PFAS, che si è protratto per decenni e tuttora interessa numerose decine di migliaia di persone che vivono e lavorano nella Regione Veneto.

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Incontro con l’autrice XENIA
CHIARAMONTE
modera
Gianmario Leone

Analisi giuridica e sociale della resistenza popolare alle grandi opere e alle ingiustizie ambientali

29 Aprile 2019
alle ore 20.00
Parco Archeologico delle Mura Greche

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